“Alzheimer, che fare?” è l’angoscioso interrogativo dei nostri tempi che affligge i destini di tante famiglie e che richiede alla società un generoso slancio di solidarietà contro le suggestioni alla resa. La professionalità e la abnegazione di una piccola e agguerrita schiera di geriatri alla causa altrui incoraggiano a trovare le risposte e aprono il cuore alla speranza che tutto non sia perduto sotto l’attacco del male ancora semisconosciuto …purchè …purchè loro “non si sentano mai soli!” anche negli stadi estremi.
Purtroppo, è difficile non cedere allo scetticismo sotto il peso delle magre risorse della sanità specie nel Lazio, della crisi del Welfare e non, da ultimo, della miopia culturale e giovanilistica verso la terza età.
Nonostante l’avversa congiuntura, la professoressa Sandra Fanfoni, primario geriatra del nuovo Regina Margherita (cofondatrice con il gen. Vincenzo Cannavale della combattiva associazione Alzheimer anziano fragile)è riuscita in questi anni a tracciare nuove strade per un approccio terapeutico che non sia di routine. Intanto, ha promosso un’impostazione medico-scientifica secondo la quale la via geriatriaca supera e assorbe la via neurologica e psichiatrica (oggi troppo invasive e con risultati dubbi), affrontando il problema a tutto campo: la demenza assieme alle altre patologie tipiche della senescenza.
Si rimane colpiti, tuttavia, dalla confortante prospettiva che l’Alzheimer, come più in generale la demenza senile, possa essere trattata quasi sempre come malattia sociale e che, pertanto, si possa riscattare la centralità della persona nei confronti della tradizionale condizione di paziente/suddito zitto e mosca, rispettando dignità, umanità e personalità, valorizzando a compensazione tutte le facoltà rimaste intatte ( la riserva dei neuroni inutilizzati), attribuendo un ruolo chiave alla famiglia da non lasciare sola e nell’ignoranza, realizzando una coordinata e integrata assistenza sociosanitaria, valorizzando e qualificando il volontariato, ridimensionando la pressione farmacoterapica e antipsicotica.
La direttrice di marcia della geriatra convince e impressiona specie nella parte propositiva: l’approccio olistico; il coinvolgimento di più figure professionali; psicologia e socializzazione; valutazione multidimensionale geriatria; continuità assistenziale e terapeutica in tutte le strutture ospedaliere; facilitazione dell’accesso alle altre strutture ambulatoriali; controllo periodico della situazione clinica complessiva; psicoterapia e gruppo di sostegno; l’home training; la finestra di dialogo; l’assistenza medico legale.
Siamo consapevoli che, nonostante tutte le buone intenzioni, da soli non spostiamo le montagne e fra il dire e il fare per una sanità davvero a misura umana c’è sempre di mezzo il mare con problemi, peraltro, caratteristici di tutta la nostra società: scarsità di risorse e di energie, burosaurocrazia, mentalità miopi, organizzazione sanitaria a compartimenti stagni; eccesso di carichi di lavoro ecc.
Però, come testimonia la prof.ssa Fanfoni, con la sua dedizione di medico a tu per tu con la realtà di ogni giorno e con l’attività scientifica di confronto con le altre esperienze, non è un’impresa impossibile, impegnandosi ognuno per la propria parte, migliorare la qualità della vita, battendo i mostri della solitudine, favorendo le condizioni dell’interscambio sociale, mantenendo viva e vitale la comunicazione con il mondo e il quotidiano dentro e fuori le mura di casa.
Romano Bartoloni
Presidente del Sindacato Cronisti Romani



